La disciplina giuridica delle armi antiche

Premessa 

La armi antiche sono individuate dall’art. 10, co. 6, della legge 110/1975
• le armi ad avancarica – ossia armi in cui il proiettile viene inserito dalla cima della canna
• le armi fabbricate anteriormente al 1890 (requisito cronologico) – le circolari del ministero dell’interno, e la stessa formulazione dell’art. 10 della legge 110/1975, sembrerebbero lasciare intendere che la data del 1890 si riferisca all’anno di produzione del modello di arma e non quello di fabbricazione della singola arma. 
Il D.M. 14 aprile 1982 (“regolamento per la disciplina delle armi antiche, storiche o rare di importanza storica”) distingue le armi antiche dalle armi artistiche e da quelle di rara di importanza storica
Dalla lettura congiunta dell’art. 6, ultimo comma, del D.M. si comprende che: 

le armi artistiche sono quelle che presentato caratteristiche decorative di notevole pregio o che sono realizzate da artefici particolarmente noti. 
le armi di rara importanza storica sono quelle si rinvengono in numero limitato o che sono collegate a personaggi o eventi di particolare rilevanza storico-culturale.  

Non sono considerate armi antiche, ai sensi dell’art. 2 del D.M. 14 aprile 1982, le armi da guerra, ossia quelle fabbricate originariamente per uso bellico. 

L’obbligo di denuncia della detenzione delle armi antiche 

Dell’esistenza (o dell’acquisto) di un’arma antica deve essere data notizia, tramite denuncia ex art. 38 TULPS, all’Arma dei Carabinieri o all’Autorità di Pubblica Sicurezza

La procedura può essere svolta anche in forma telematica mediante la compilazione di un apposito modulo scaricabile dal sito della Polizia di Stato cui si rinvia al presente link

Il modulo, debitamente compilato, potrà essere trasmesso al locale comando dell’Arma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato o alla Questura tramite raccomandata o posta elettronica certificata

Ove non vengano individuati motivi ostativi alla denuncia del richiedente l’Amministrazione concederà la licenza alla detenzione (o alla collezione) di armi antiche. 
La licenza ha carattere permanente; quindi non deve essere oggetto di rinnovi periodici.  

Sarà tuttavia necessario presentare nuova denuncia (finalizzata ad una nuova licenza) ogni qualvolta venga vengano posti in essere atti che comportino: 
– il mutamento del luogo di custodia del bene 
– l’acquisito di una nuova, o la cessione, di un’arma antica 

Le armi antiche possono essere detenute dalla medesima persona fino al numero massimo di otto esemplari
Qualora si disponga di numero superiore ad otto esemplari sarà necessario effettuare denuncia di “collezione di armi antiche”.  
Anche la licenza di collezione è effettuata tramite denuncia ex art. 38 TULPS da presentare all’Autorità di Pubblica Sicurezza nelle medesime modalità (cioè tramite la compilazione del medesimo modulo) precedentemente illustrate. 

Le conseguenze della mancata denuncia di un’arma antica 

La giurisprudenza della Cassazione del 2022 (precisamente Cass., pen., I Sez., Sent. n. 43391/22) chiarisce che la detenzione di armi antiche senza l’apposita denuncia integra la contravvenzione di cui all’art. 697 c.p. (norma rubricata “detenzione abusiva di armi”). 

Secondo tale pronuncia sussiste, sia per le armi antiche che per le armi comuni, la “segnalazione” è doverosa e deve essere effettuata con le “medesime modalità” (denuncia ex art. 38 TULPS). Tuttavia “la sanzione alla relativa violazione è differente”: 
– la mancata denuncia di armi comuni integra la sanzione ex art. 2 della legge 895/1967 – reclusione da 1 a 8 anni e multa da 3.000 a 20.000 Euro
– la mancata denuncia di armi antiche integra la sanzione di cui all’art. 697 c.p. – arresto da 3 a 12 mesi o ammenda fino a 371 Euro

Le armi inservibili (antiche) e l’obbligo di denuncia 

Un’arma sarà intesa come inservibile e quindi sarà esente dall’obbligo di denuncia ex art. 38 TULPS solo quando risulti “totalmente e assolutamente inefficiente”. 
Lo stabilisce la Corte di Cassazione in una pronuncia del 2020 (Cass., pen., Sez. I, Sent. n. 33052/2020 conformandosi ad ulteriori precedenti quali Cass. Sent. 28796/18 e 35648/08) secondo la quale solo in caso di totale ed assoluta inefficienza l’arma perde “quella situazione di pericolo per l’ordine pubblico e la pubblica incolumità” che la caratterizza

Pertanto, ad avviso di tale pronuncia l’arma non sarà intesa come inservibile (e quindi dovrà essere denunciata) qualora seppur non funzionante “sia comunque riparabile con pezzi di ricambio o anche con altri accorgimenti in mancanza di pezzi originali

Le repliche delle armi antiche  

Le repliche delle armi antiche trovano una disciplina diversa a secondo che siano, o meno, a colpo singolo (ossia a seconda che sparino o meno un solo colpo per dover poi essere ricaricate manualmente). 

Le repliche delle armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890 non a colpo singolo sono equiparate a tutti gli effetti alle armi comuni da sparo.  
Lo prevede l’art. 2 della legge 110/1975 che identifica nella nozione di armi comuni da sparo tali tipologie di armi (art. 2, co. 1, lett. h della legge 110/1975). 
Esse saranno quindi soggette alla disciplina comune delle armi comuni

Alla luce degli orientamenti giurisprudenziali citati tali repliche saranno soggette all’obbligo di denuncia tranne nel caso in cui siano inservibili
La mancata denuncia ex art. 38 TULPS di tali armi integrerà la sanzione di cui all’art. 2 della legge 895/1967

Per le repliche delle armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890 a colpo singolo valgono, si applica quanto previsto dal D.M. 362/01 (“Regolamento recante la disciplina specifica dell’utilizzo delle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili erogano un’energia cinetica non superiore a 7,5 joule e delle repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo”). 

Gli artt. 12-15 del presente D.M., che compongono il suo Titolo II rubricato “repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo”, prevendo nel dettaglio che: 

ai sensi dell’art. 12 (rubricato “definizione”) si intendono repliche di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890 a colpo qualora:  
– tali armi utilizzino per il loro funzionamento munizioni costituite “da polvere nera, od equivalente, palla o pallini di piombo”.  
-le munizioni debbano essere introdotte singolarmente nella canna dalla volata o dalla parte anteriore della camera di scoppio; tali armi “devono essere dotate di un sistema di accensione a miccia e/o a pietra e/o a capsula e sono portatili”.   

Le repliche di armi antiche (ad uso singolo) sono sottoposte ai medesimi obblighi di immatricolazione e di verifica di funzionamento delle armi comuni ai sensi dell’art. 13 (rubricato “immatricolazione e verifica di funzionamento”).  
La norma stabilisce che il Banco nazionale di prova per le armi da fuoco dovrà verificare il funzionamento della replica anche se prodotta all’estero (la norma indicata vietata l’importazione di repliche di armi antiche non conformi al prototipo sottoposto alla sua verifica). 

Il porto di tali armi (art. 14 rubricato “porto) è sottoposto alla medesima disciplina delle armi comuni da sparo. 

Inoltre, ai sensi dell’art. 15 (norma rubricata “disposizioni applicabili”) si comprende che per la loro: 

Fabbricazione (rinvio all’art. 5 del D.M.) – trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 31 del TULPS 

Esportazione (rinvio all’art. 6 del D.M.) – deve essere data notizia (la norma parla di un “avviso scritto”) indirizzata al Questore della provincia in cui le armi vengono spedite. Tale notizia deve contenere l’indicazione del “marchio o sigla, modello, calibro, matricola e numero delle armi oggetto dell’esportazione”.  
In caso di mancata risposta della Questura entro il termine di 10 giorni dal ricevimento dell’avviso “l’esportazione si intende autorizzata”. 

Cessione (rinvio all’art. 7 del D.M.) – le repliche di armi storiche possono essere vendute solo da coloro che sono titolari dell’apposita autorizzazione di polizia per il commercio di armi ex art. 31 TULPS.  
La vendita di una replica impone al commerciante di annotare l’operazione nel registro delle operazioni giornaliere ex art. 35 TULPS

L’annotazione deve contenere: 
* data dell’operazione 
* persona (fisica o giuridica) che ha acquistato l’arma 
* tipologia della replica dell’arma oggetto dell’operazione economica 
* modalità con le quali l’acquirente ha dimostrato la sua identità personale  

Le medesime prescrizioni si applicano anche per il comodato di una replica di arma antica; tale contratto deve essere redatto in forma scritta

Sia la vendita che il comodato devono avvenire tra persone maggiorenni. 

Detenzione (rinvio all’art. 8 del D.M) – la detenzione di una replica (purché alla luce della giurisprudenza citata l’arma sia funzionante) impone l’obbligo di denuncia ex art. 38 TULPS.  
È possibile detenere anche più di otto repliche di armi antiche (non sarà necessario presentare denuncia di collezione).

Trasporto (rinvio art. 10 del D.M) – il D.M. impone che il trasporto avvenga in maniera diligente e che le repliche di armi antiche vengano trasportate scariche e nella loro custodia

di 

Avv. Carlo Rocchi – Avvocato presso Rocchi & Avvocati

Avv. Lorenzo Marranci – Avvocato presso Rocchi & Avvocati