Le navi drone

PREMESSA

La tecnologia sta facendo progressi significativi: meno di 150 anni fa erano stati realizzati i primi veicoli a motore. Queste creazioni, oltre a portare significativi vantaggi alle persone dell’epoca, hanno aperto nell’immaginario collettivo qualcosa di più grande.

L’uomo, in quanto sognatore, si era già allora – nei romanzi di fantascienza – immaginato i possibili futuri sviluppi di queste creazioni fino ad idealizzare veicoli in grado di operare senza l’ausilio dell’uomo.

Altri autori avevano immaginato le possibili leggi che queste macchine (nello specifico i robot) devono rispettare. Lo scrittore Isaac Asimov aveva coniato tre regole denominate leggi della robotica che affermavano come una macchina:

I – non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

II – deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.

III – deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge”

Questi fantascientifici traguardi non possono dirsi raggiunti oggi; sebbene lo sviluppo delle nostre tecnologie è tale da permettere la creazione di alcune “sperimentazioni” di mezzi privi di guida umana. Secondo alcune ricerche scientifiche nel prossimo decennio mezzi automatizzati potranno essere realtà.

Nave drone Protector – utilizzata per scopi militari e di protezione dal terrorismo

Concentrandosi esclusivamente sui mezzi nautici, le navi prive di guida umana vengono definite “navi drone”.

Originariamente sono state create per finalità militari (es. la nave Protector) ma nel corso degli anni sono stati realizzati progetti di navi anche per altre utilizzazioni.

Trattandosi di sperimentazioni la loro autonomia dall’uomo è praticamente limitata e non sono in grado di rispettare “leggi” come quelle coniate da Isaac Asimov.

NAVI DRONE – precisazioni terminologiche

Oltre alla classica e più semplice denominazione “nave drone” esistono denominazioni più specifiche:

“USV” (Unmanned Surface Vehicles) – traducibile come veicoli che stanno sopra la superficie terrestre privi di guida umana

Questa definizione presenta un problema: il termine “vehicle” è altamente generico e può riferirsi ad ogni mezzo quindi anche a navi ed aerei.

Autonomous ships – traducibile come navi autonome

Il problema di questa definizione è che comprende solo le navi prive di guida umana; non rientrano in questa definizione le navi pilotate da remoto.

“MASS” (Maritime Autonomous Surface Ships) – elaborazione dell’IMO (International Maritime Organization) nel corso del progetto MASS. Esse sono definite come navi, di qualsiasi dimensione, in grado di operare anche se prive dell’intervento dell’uomo.

Le MASS si distinguono in quattro gradi a seconda del loro livello di indipendenza dall’uomo.

“MUNIN” (Maritime Unmanned Navigation through Intelligence in Networks) progetto della Commissione Europea tra il 2015 e 2017. Lo scopo di questo progetto è quello di realizzare navi capaci di essere pilotate in modo totalmente autonomo.

Sea Hunter – nave drone statunitense

CRITICITÀ GIURIDICHE

Indipendentemente da come vogliamo chiamarle le navi drone – seppure non sviluppate come nella fantascienza – potranno dare luogo a varie problematicità giuridiche.

In alcuni casi sarà necessario effettuare intere rivoluzioni delle norme oggi vigenti.

Le criticità potranno essere molteplici

DIRITTO DI ROTTA E NAVI DRONE

Il c.d. COLREG 72 disciplina il diritto rotta, ossia le regole che i marittimi devono rispettare in mare. Le regole 13-18 trattano del tema delle precedenze navali. Con l’avvento delle navi drone sarà necessario regolare la loro circolazione e nello specifico, trattandosi di mezzi privi di guida umana si ipotizza che:

abbiano sempre la precedenza.

Il mare è un luogo pieno di insidie sia provocate dalla natura (tempeste) che dall’uomo (marittimi inesperti o non diligenti che non rispettano le regole). Sicuramente i sistemi per quanto evoluti non saranno in grado – almeno adesso – di superare queste avversità

siano munite di segni distintivi o particolari luci per riconoscercele.

In quanto mezzi privi di guida umana sarà necessario che esse siano di facile identificazione

LAVORO NAUTICO

Le navi drone rivoluzioneranno il sistema del lavoro nautico. Tutte le rivoluzioni portano con sé cambiamenti. Il cambiamento in questo caso sarà una riduzione del personale a bordo delle navi e in alcuni casi alla totale assenza dell’equipaggio.

La macchina però non sostituirà completamente l’uomo perché i marittimi saranno necessari per controllare il corretto andamento della nave (da remoto o a bordo) oppure per svolgere attività di carico o scarico nei porti.

Per questi marittimi non vi saranno grosse differenze rispetto alle norme oggi vigenti (solvo futuri cambiamenti).

 Per identificare la legge che disciplinerà i rapporti di lavoro o quale sarà il giudice competente per regolare le controversie di lavoro dovremo tenere conto delle norme di diritto internazionale privato (artt. 8 reg. Roma I e 21 Bruxelles I bis)

Yara Birkeland – enorme nave container di oltre 120 TUE

DANNI CAGIONATI DALLE NAVI DRONE

In caso di danni cagionati da navi drone, salvo l’introduzione di future norme specifiche, si dovrà tenere conto di quanto disposto dalla convenzione di Bruxelles del 1910 in materia di urti tra navi. La convenzione identifica tre tipologie di danni:

• caso fortuito o forza maggiore (art. 2) – i danni restano a carico di chi li ha subiti

• colpa (art. 3) – i danni sono a carico di chi li ha commessi

• concorso di colpa (art. 4) – le responsabilità per i danni sono divise in parti uguali

In caso di danni sono anche applicabili – tra gli Stati membri dell’U.E. – le disposizioni di matrice europea (art. 4 reg. Roma II) che prevedono come si applica la legge del luogo in cui:

• il danno si è verificato

• le parti risiedono

• la fattispecie presenta il collegamento più stretto

Nel diritto italiano trattandosi di “cose in custodia” ex art. 2051 c.c. la responsabilità per i danni cagionati dalle navi drone sarà a carico del custode (es proprietario della nave) a meno che non venga dimostrata una specifica responsabilità (es. difetto di software o danni arrecati da un particolare soggetto)

NAVI DRONE E RISPETTO DELL’AMBIENTE

Trattandosi di mezzi altamente evoluti le navi drone dovranno essere a 0 o basse emissioni di Co2. Le recenti modifiche alla convenzione MARPOL – risoluzione MEPC.328(76) Energy Efficiency Existing Ship Index” (“EEXI”) – impongono significative riduzioni delle emissioni di anidride carbonica per le navi con stazza lorda pari o superiore a 400 tonnellate a partire già da novembre 2022.

Le navi drone di queste dimensioni dovranno rispettare tali paramenti.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla mia ricerca sul tema delle navi drone consultabile in lingua italiana oppure in inglese.

di:
Avv. Lorenzo Marranci – Avvocato presso Rocchi & Avvocati