L’eredità digitale

[English version below]

Premessa

Ultimamente molte società informatiche – tra le più note, Facebook (oggi Meta) e Apple – stanno introducendo la possibilità di designare un erede digitale, ossia quel soggetto che può avere accesso ai dati digitali del defunto.

Ma chi è l’erede digitale? Quali sono i suoi diritti e obblighi?

Proponiamo alcuni spunti di riflessione cercando di individuare gli aspetti di maggior rilevo dal punto di vista giuridico.

La rivoluzione digitale degli ultimi due decenni crea nuovi limiti alla normativa vigente (la base del nostro Codice civile è del 1942).   Lo stesso termine “digitale” non ha nella vigente normativa codicistica espresse definizioni o previsioni. 

Si è tuttavia consolidato un concetto abbastanza univoco di eredità digitale: la successione (n.d.r. trasferimento della disponibilità e titolarità da un soggetto giuridico ad una altro) dei propri dati digitali raccolti in vita (foto di belle giornate, password o contenuti di atti e documenti) ad un erede.

Il prevedere e definire la figura dell’“erede digitale” diviene dunque necessaria da un lato per proteggere il nostro patrimonio digitale (cioè tutti i dati raccolti durante la nostra vita), dall’altro per evitare che terzi possano accaparrarsi tali dati per fini lucrativi

A conferma di ciò si pensi che “the Economist” ha definito i dati digitali come! il “petrolio del nuovo millennio!” 

L’argomento interessa dunque una platea molto vasta e globale. 

Una regolamentazione espressa è stata offerta solo da alcuni stati USA.  Nella U.E. non potremo applicare il GDPR (n.d.r. Regolamento sulla privacy attualmente in vigore in ciascuno degli Stati membri), atto espressamente rivolto alla protezione dei dati digitali in cui non è prevista l’applicazione alla materia successoria. 

Auspicabile e prevedibile in questo senso un intervento del legislatore Comunitario in modifica al vigente regolamento UE o all’introduzione di una nuova norma ad hoc.

Nella normativa italiana rintracciamo alcuni disposti normativi che ci possono aiutare a individuare la disciplina applicabile.

L’art. 2 terdecies del codice della privacy che precisa come i dati della persona defunta possono essere acquisiti da un erede o un familiare purché il defunto non abbia espressamente vietato la loro trasmissione a quei successori.
La norma ci dà dunque una prima certezza: il “dato digitale” sopravvive alla morte.

L’erede potrà accedere al patrimonio digitale del defunto per ottenerlo, e fare così proprie le “ricchezze digitali” relative al defunto oppure semplicemente cancellarle. 

Il ragionamento che più convince i redattori del presente testo è però basato sulla detenzione qualificata del dato digitale da parte del “custode digitale”.

All’atto dell’accettazione di un software dello smart phone, o del nostro personal computer, o al deposito in “cloud” dei nostri dati, stipuliamo infatti a tutti gli effetti di legge un contratto (artt. 1321 e ss. c.c..) nel quale – a determinate condizioni e spesso previa corresponsione di somme di denaro – compriamo uno spazio di memoria in “server” gestiti da soggetti giuridici, i quali divengono detentori qualificati (art. 1140 secondo comma c.c..) e custodi (Artt. 1766 c.c.. e ss.) dei dati che noi gli affidiamo.

Il custode presso il quale depositiamo il nostro dato digitale ha l’obbligo di “non servirsi della cosa depositata e di non darla in deposito ad altri senza il consenso del depositante” (Art. 1770 c.c.), nonché l’obbligo di restituirla “al depositante o alla persona indicata per riceverla” (Art.1777 c.c.).

L’erede legittimario o testamentario, in mancanza di diversa disposizione espressa e formale del titolare del diritto, potrà dunque liberamente invocare l’accesso ai dati digitali.

In ambito successorio la determinazione del valore dei dati digitali avrà poi fondamentale importanza: la maggiore parte dei contenziosi si fonda infatti su pretese lesioni di legittima e/o atti in violazione di essa, quali ad esempio i legati.

La soluzione sarà probabilmente affidata ed esperti stimatori del settore (così ad es. periti industriali per formule e tecniche di produzioni, esperti d’arte per le opere d’arte digitali, ecc.)

In via analogica possiamo inoltre prevedere l’applicazione di alcuni istituti previsti dal codice civile:

  • testamento: è necessario però che la nomina dell’erede digitale avvenga con un atto avente forma scritta e quanto meno firmato dal testatore
  • mandato post mortem: stessi obblighi formali necessari per il testamento con l’ulteriore limite che non verrebbero trasferiti anche i diritti relativi alla cosa digitale oggetto di successione: così se ad esempio trasferissi una password tramite un mandato, il mio successore non potrebbe però fare proprio il materiale protetto, che per assurdo resterebbe esterno al detentore della password.
  • Legato: strumento che consente la trasmissione di uno o più dati digitali (legato cosa specifica). Al contrario del mandato, il legatario, cioè colui che riceve il legato può fare propri anche i diritti relativi alla cosa oggetto di successione (cioè il materiale protetto da una password data in legato).

È inoltre fondamentale comprendere se il detentore qualificato e custode ha diritto, ove non rivendicati di disporre ed utilizzare i dati digitali del defunto. Il principio della certezza del diritto e della libera circolazione dei beni, che ispira tutti gli ordinamenti più avanzati, suggerisce che, in mancanza di una idonea rivendica da parte di legittimati o aventi titolo, trascorso un determinato lasso di tempo (effetti decadenziali del diritto) il detentore qualificato – custode sarà libero di disporre dei dati (anche distruggendoli). 

di:
Avv. Carlo Rocchi – fondatore dello studio legale Rocchi & Avvocati
Avv. Lorenzo Marranci – Avvocato presso Rocchi & Avvocati

ENGLISH VERSION

The digital heritage

Premise

Many IT companies – among the best known, Facebook (now Meta) and Apple – are introducing the possibility of designating a digital heir, that is, the person who can have access to the digital data of the deceased.

But who is the digital heir? What are your rights and obligations?

We propose some reflection, trying to identify the most relevant aspects from a legal point of view.

The digital revolution of the last two decades creates new limits to the current legislation (the basis of our Civil Code is from 1942). The term “digital” itself does not have any definitions or forecasts in the current code of law.

However, a fairly unique concept of digital inheritance has been consolidated: the succession (ed. Transfer of the availability and ownership from one legal entity to another) of one’s own digital data collected in life (photos of beautiful days, passwords or contents of deeds and documents) to an heir.

Predicting and defining the figure of the “digital heir” therefore becomes necessary on the one hand to protect our digital heritage (ie all the data collected during our life), and on the other hand to prevent third parties from grabbing such data for lucrative purposes .

To confirm this, think that “the Economist” defined digital data as! the “oil of the new millennium!”

The topic therefore affects a very large and global audience.

Express regulation has only been offered by some US states. In the E.U. we will not be able to apply the GDPR (n.d.r. Privacy Regulation currently in force in each of the Member States), an act expressly aimed at the protection of digital data in which application to inheritance matters is not envisaged.

In this sense, an intervention by the Community legislator to amend the current EU regulation or the introduction of a new ad hoc rule is desirable and foreseeable.

In the Italian legislation we find some regulatory provisions that can help us identify the applicable discipline.

Art. 2 terdecies of the privacy code which specifies how the data of the deceased person can be acquired by an heir or a family member provided that the deceased has not expressly forbidden their transmission to those successors. The standard therefore gives us a first certainty: the “digital data” survives death.

The heir will be able to access the digital assets of the deceased to obtain it, and thus make their own the “digital riches” relating to the deceased or simply delete them.

The reasoning that most convinces the editors of this text is however based on the qualified possession of the digital data by the “digital custodian”.

Upon acceptance of a smart phone software, or of our personal computer, or the storage of our data in the “cloud”, we stipulate a contract for all legal purposes (articles 1321 et seq. Cc.) in which – under certain conditions and often after payment of sums of money – we buy a memory space in “servers” managed by legal entities, which become qualified holders (Article 1140 second paragraph of the Italian Civil Code) and custodians (Articles 1766 of the Italian Civil Code. . et seq.) of the data that we entrust to them.

The custodian with whom we deposit our digital data has the obligation “not to use the thing deposited and not to give it on deposit to others without the consent of the depositor” (Art. 1770 cc), as well as the obligation to return it “to depositor or the person indicated to receive it“(Article 1777 of the Italian Civil Code).

The legitimate or testamentary heir, in the absence of a different express and formal provision of the right holder, can therefore freely invoke access to digital data.

In the context of inheritance, the determination of the value of digital data will then be of fundamental importance: most of the disputes are in fact based on legitimate injuries and / or acts in violation of it, such as “legati“.

The solution will probably be entrusted and expert estimators of the sector (such as industrial experts for formulas and production techniques, art experts for digital works of art, etc.)

By analogy, we can also provide for the application of some institutes provided for by the civil code:

 “will”: however, the appointment of the digital heir must be done with an act in writing and at least signed by the testator

“post mortem mandate”: same formal obligations necessary for the will with the further limitation that the rights relating to the digital thing subject to inheritance would not be transferred: so if, for example, I transferred a password through a mandate, my successor would not be able to do his own the protected material, which absurdly would remain external to the password holder.

“Legato”: tool that allows the transmission of one or more digital data (linked to a specific thing). Contrary to the mandate, the legatee, that is, the recipient of the legacy, can also make the rights relating to the thing object of succession his own (i.e. the material protected by a password given in the legacy).

It is also essential to understand whether the qualified holder and custodian has the right, if not claimed, to have and use the digital data of the deceased. The principle of legal certainty and the free circulation of goods, which inspires all the most advanced systems, suggests that, in the absence of a suitable claim by legitimate or entitled persons, a certain period of time has elapsed (decadential effects of the law) the qualified holder – custodian will be free to dispose of the data (even destroying them).

of:
Avv. Carlo Rocchi – founder of Rocchi & Avvocati Lawyer
Avv. Lorenzo Marranci –
lawyer at Rocchi & Avvocati